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Come diventare pilota di droni: corsi e procedure

17/10/2018

I droni hanno inaugurato una nuova era. L’impatto che hanno avuto sulla società non è stato indifferente, in quanto hanno permesso di svolgere alcune attività prima impensabili per l’uomo, ad esempio la manutenzione e il controllo dei tralicci elettrici, investigazioni aeree con camere termografiche ma anche riprese aeree per matrimoni e cinematografiche, le riprese per la fotogrammetria aerea con drone e così via. Ha quindi anche permesso la nascita di una nuova professione: il pilota drone professionista. Attenzione, però, perché chi volesse intraprendere questa professione deve sapere che non è sufficiente aver letto “Il Manuale del bravo Pilota” ma, anzi, il percorso è lungo e costoso.

Quindi, questo è, a tutti gli effetti, un impiego professionale, che ha spinto molti ad avvicinarsi al mondo dei droni. In Italia a capo di questo complicato mondo, e a breve capirete il perché sia stato utilizzato l’aggettivo “complicato”, le legislazioni vigenti hanno natura eterogena in quanto possono essere: internazionali, comunitarie e nazionali.

 

Come diventare pilota professionista di droni: le regole dell'ENAC

L’utilizzo professionale è diviso in due sfere o aree che a loro volta fanno capo a due legislazioni diverse:

  1. Utilizzo di droni per scopi civili. A capo di queste operazioni il regolamento da seguire è quello redatto dall’ENAC, ovvero l’Ente Nazionale per Aviazione Civile.
  2. Utilizzo di droni per scopi militari. Il pilota professionale in questione è un militare a tutti gli effetti e quindi deve seguire l’accademia militare. A capo, logicamente, vi è il Ministero della Difesa.

Prima di perderci all’interno del regolamento ENAC – che è un regolamento tutto italiano e come tale, vigente solo nel nostro paese – e del percorso che bisogna intraprendere per diventare piloti e come far volare un drone nel pieno rispetto legislativo, è necessario che vangano fissati alcuni concetti chiave – che ci aiuteranno a capire meglio i soggetti interessati dalla legislazione.

Sul sito dell’ENAC, infatti, viene chiaramente riportato che gli ARP (aeromobili a pilotaggio remoto) vengono suddivisi in:

  • Aeromodello: è quel drone che viene utilizzato per i soli scopi ludici, sportivi e di hobby che però devono essere comandati senza l’impiego di aiuti visivi. In questa categoria di droni rientrano quindi i selfie droni, ma vengono esclusi i droni comandati in FPV (first person view) in quanto i piloti si avvalgono dell’utilizzo di visiere in 3D per comandarli. I piloti che effettuano Drone Racing sono quindi obbligati ad ottenere il patentino.
  • Aeromobile a Pilotaggio Remoto (APR): droni utilizzati per scopi professionali.
  • Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto (SAPR): è il sistema di volo costituito da aeromobile e pilotaggio remoto utilizzato per scopi professionali. Quindi la differenza con la precedente definizione, risiede nel fatto che nel concetto di SAPR rientra il sistema di pilotaggio composto da drone e radiocomando; l’APR è, invece, il solo drone.

Ad essere soggetti alla normativa sono quindi i soli SARP e APR, e per comandarli bisogna ottenere l’attestato di pilota o licenza di pilota. Le missioni che sono effettuabili con tali dispositivi sono operazioni specializzate e attività di ricerca e sviluppo. L’ENAC, tuttavia, non si limita alla sola enunciazione della definizione dei velivoli, va oltre, e in base alla meccanica di volo, vengono riconosciuti:

  • Aeromobili ad ala fissa, ovvero APR ad ala fissa;
  • Elicotteri (HC);
  • Dirigibili (AS);
  • Multicotteri (MC)

Questa categoria subisce un’ulteriore classificazione basata sul peso – o, in gergo, MOD (Massa Operativa di Decollo), e vengono così distinti:

  • VL (very light): sono gli APR che hanno un peso tra i 300 gr e i 4 Kg;
  • L (light): gli APR che pesano tra i 4 e i 25 Kg;
  • H (heavy): gli APR con un MOD superiore ai 25 Kg.

Vediamo ora come ottenere la qualifica e superare l’esame per diventare a tutti gli effetti un pilota di droni.

È la circolare applicativa LIC-15 dell’ENAC che fornisce tutte le direttive su come conseguire le licenze APR. Vediamo ora, qual è il procedimento che consente al candidato di ottenere il titolo, e come si svolge la modulazione dell’esame pratico e teorico.

Innanzitutto, i requisiti necessari per l’ammissione sono:

  • Essere maggiorenni (quindi avere 18 anni d’età);
  • Essere in possesso dei requisiti psicofisici, garantiti dal certificato medico (di cui parleremo a breve).

Il primo step da superare è la visita medica. Infatti, è necessario essere in possesso della piena idoneità medica per svolgere la professione in sicurezza – questo è quanto si legge nella normativa. Per ottenere il certificato è necessario rivolgersi ad un Esaminatore Aeromedico (AME), ed effettuare la visita presso un centro di medicina aerospaziale.

Il secondo step è la frequentazione di una scuola di volo, e l'ottenimento della licenza di operatore(se ne parlerà in modo molto più dettagliato nel paragrafo successivo). Una volta conseguito il titolo rimangono, ancora, alcuni piccoli passi vi separano dal poter svolgere il mestiere dei vostri sogni: registrare il tuo dispositivo presso l’ENAC e assicurarlo. Infatti, l’assicurazione è obbligatoria come si legge nella normativa ENAC: “Non è consentito condurre operazioni con un SAPR se non è stata stipulata e in corso di validità un’assicurazione concernente la responsabilità verso terzi, adeguata allo scopo e non inferiore ai massimali minimi di cui alla tabella dell’art. 7 del Regolamento (CE) 785/2004”.

Bene, ora che avete completato tutte procedure fino a qui descritte sarete ufficialmente dei PILOTI APR, o ancora meglio Operatori Riconosciuti per Operazioni Specializzate.

Attenzione però, perché l’ENAC prevede delle limitazioni di volo per le cosiddette “operazioni critiche”, ovvero quelle operazioni di volo in VLOS (Visual Line of Sight – operazioni che contemplano la visione diretta del velivolo che si sta pilotando) che prevedono il sorvolo di aree congestionate, assemblaggi di persone, agglomerati urbani e infrastrutture sensibili. È comunque possibile effettuare operazioni in tali contesti, a patto che ci sia un’autorizzazione dell’ENAC, previa richiesta all’ente stesso. Quindi attenzione perché la normativa è cambiata: non basta più compilare e redigere dei documenti con i dati riguardanti le missioni ma è necessario sostenere un corso specifico con abilitazioni per il caso specifico. Alcune professioni richiedono il perenne sorvolo di aree urbane. Per questo frangente l’ente di riferimento ha previsto l’abilitazione e delle leggi ad hoc che vanno a regolamentare non solo il SAPR, che deve essere dotato di particolari funzionalità atte a garantire la sicurezza delle persone, ma anche la documentazione di manutenzione dello stesso APR.
 

Come diventare pilota di droni: le scuole di volo in italia

Il candidato che si appresta a ricevere la licenza deve necessariamente studiare in una scuola di volo certificata dall’ENAC, altrimenti il titolo non viene riconosciuto. Per essere certi della scuola scelta controllate il sito ENAC nella sezione SAPR – Organizzazioni e Addestramento, dove è possibile consultare la liste delle scuole ufficialmente riconosciute.

Una volta scelta la scuola (sul territorio nazionale ce ne sono molte), non resta che frequentare il corso di lezioni teoriche che prevede l’insegnamento dei seguenti argomenti specifici:

  1. Normativa Aeronautica;
  2. Meteorologia;
  3. Circolazione Aerea;
  4. Impiego del SARP.

È possibile effettuare i corsi professionali anche da remoto, a patto che le ore di lezione non superino il 50% delle ore totali. Una volta finito il corso, il test comprenderà 40 domande a risposta multipla, che coprono in modo equo tutte le materie studiate durante il corso. Il test è da considerarsi superato se il candidato riesce a rispondere correttamente al 75% delle domande del test per ogni groppo tematico. Qualora non venisse superata la soglia di sufficienza, al candidato viene data la possibilità di ripetere il test nelle sole aree in cui è risultato insufficiente.

La fase successiva consiste nel testare le capacità pratiche. In questa fase il candidato pilota deve avere già bene in mente quale sia la categoria di APR (di cui abbiamo parlato sopra – VL/L/H e MC/HC/APR ad ala fissa e AS) che per motivi professionali andrà a guidare. Questo avviene per due motivazioni:

  1. L’esame pratico verrà eseguito con il modello di APR per il quale si è deciso di ottenere la licenza, logicamente perché la guida varia al variare del modello;
  2. Sull’attestato verrà indicata la specializzazione delle classi e categorie di APR con il quale è stato svolto in sede d’esame.

Ad oggi, non è stato posto un limite sul numero di specializzazioni conseguibili, quindi, se l’APR è la vostra passione potreste pilotare qualsiasi classe e categoria!

Quindi, come è stato detto le sessioni pratiche e gli esercizi da svolgere sono modulati in base alla categoria di APR scelto. A prescindere dalla scelta effettuata, l’addestramento consiste nell'effettuare 30 missioni della durata di almeno 10 minuti ciascuna. Le esercitazioni consentono di ricevere la formazione base e di fare pratica, guadagnando così le competenze e l’esperienza necessarie per superare l’esame. Dunque, queste sessioni pratiche vengono svolte con l’ausilio di un simulatore e poi fisicamente in affiancamento a un pilota istruttore abilitato dall’ENAC. Nelle sessioni pratiche ogni missione verrà effettuata dapprima in modalità doppio comando (DUAL), quindi effettuate dall'allievo e dall’istruttore insieme, poi in modalità solista (SP) dal solo allievo.

In sede d’esame, lo Skill Test, il futuro pilota viene giudicato da un esaminatore ENAC e consiste nel rifacimento delle manovre di volo effettuate durante le esercitazioni. Tutte le prove verranno effettuate senza l’ausilio del GPS.

A superamento della prova viene rilasciato il tanto desiderato attestato di pilota APR, che ha una validità di 5 anni. Al termine di questo periodo di tempo il pilota deve recarsi presso un CA (Centro di Addestramento) effettuare un corso teorico (refreshment) e sostenere un esame pratico, chiamato proficiency test.
 

Come diventare pilota di droni militari

Sono i Predator ad essere in dotazione all’Aeronautica Militare Italiana, insieme alla RAF inglese e all’Armée de l’Air francese – ma sono di produzione americana. Gli operatori SAPR hanno sede ad Amendola, in Puglia e fanno parte del 28simo Gruppo del 32simo Stormo dell’AM.

I droni che devono pilotare non sono armati, in quanto le missioni che compiono non lo richiedono: sono equipaggiati con strumenti di sorveglianza e ricognizione per individuare e salvare gli immigrati che cercano la loro salvezza attraversando il Mar Mediterraneo, oltre che incastrare gli scafisti grazie alle telecamere ad alta risoluzione.

I piloti sono piloti “veri” che alternano il pilotaggio dei droni a quello degli aviogetti Aermecchi MB-339 del 32simo Storno, di modo che siano preparati in materia di sicurezza. Ma non solo: i comando sono uguali, in tutto e per tutto, a quelli che i piloti devono gestire su un aereo. Quindi, il pilotaggio dei droni è solo una fase professionale, ancora le accademie aeronautiche non prevedono la specializzazione nel pilotaggio di droni.

Per diventare pilota di aerei e far parte di questo corpo, la via più semplice è quella di frequentare l’Accademia Aeronautica militare di Pozzuoli, a Napoli. Alla fine del percorso questa Accademia consentirà di possedere una laurea Triennale in Scienze Aeronautiche. Per l’ammissione a tale accademia, che avviene solo bando pubblico, è necessario essere in possesso di molti requisiti, fisici e psicologici in primis. La prova di ammissione scritta si modula in tre fasi: un test generale di cultura e logica, una prova scritta di italiano – in seguito alle quali verranno testate le capacità fisiche del candidato e dopo ancora le prove orali di inglese e matematica. Alla fine di tutte queste prove i punteggi ottenuti in ciascuna di esse vengono sommati, solo se il risultato totale sarà sufficiente allora si verrà ammessi. Il percorso prevede sia una formazione professionale ma anche quella valoriale, visto che saranno a tutti gli effetti ufficiali del corpo militare.

Quindi, la scelta di diventare pilota deve essere presa in giovane età perché si inizia un percorso ai 19 anni per poi finire ai 24 – come tutte le lauree magistrali. I sottotenenti del ruolo di naviganti, una volta conseguita la laurea magistrale possono partecipare al concorso indetto a livello nazionale per guadagnarsi il titolo di Pilota Militare.



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