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Come pilotare un Drone Racing in Italia

08/10/2018

Ormai è drone-mania: che sia per uso professionale o amatoriale, il drone fa ormai parte della nostra realtà quotidiana. Attenzione a non è considerarlo solo come un mero trend del momento, perché questa è, a tutti gli effetti, una tecnologia di ultima generazione, che ha consentito al mondo digitale di entrare nella nostra vita quotidiana (molto di più di quanto già non facesse prima), guadagnandosi a pieno titolo un posto nella storia della scienza informatica. Le stime in tal senso parlano chiaro: ogni persona, tra 3 o al massimo 5 anni, possederà un proprio drone che verrà considerato come lo smartphone personale.


A tu per tu con i droni

Piccoli e veloci, questi “ragni” volanti hanno infinite applicazioni: dal cinema e le riprese aeree, all’analisi dell’aria fino a scopi più umanitari (alcune ONG li utilizzano per avvistare e poi salvare i migranti in mare). Comunemente, questi piccoli concentrati di tecnologia sono dei velivoli che funzionano grazie al sistema di radiocomando da remoto, anche su App da mobile, sul quale è possibile inserire una videocamera, o meglio ancora una action cam, in grado di effettuare video e/o foto anche in HD. Per i più appassionati sono anche disponibili le visiere che rielaborano in 3D le immagini provenienti dai droni. In base, poi, al numero di eliche distinguiamo:
  1. Tricottero – 3 eliche.
  2. Quadricottero – 4 eliche.
  3. Esacottero – 6 eliche.
  4. Ottocottero – 8 eliche.
E anche il numero di motori sul dispositivo può cambiare, modificando la potenza, la stabilità e il peso che sono in grado di trasportare. L’unica pecca sono le batterie e la loro autonomia: i droni possono volare al massimo per 30 minuti continuativi (e solo i droni professionali).


Dove si può gareggiare con un drone racing in Italia

Quello che sta passando in sordina è la disciplina Drone Racing in modalità Fpv (First person view), ovvero delle vere e proprie competizioni di droni dotati di telecamera in cui i piloti, attraverso il visore 3D, guidano il proprio drone negli appositi circuiti, a velocità elevatissime, tra curve mozzafiato e ostacoli che rendono la sfida ancora più difficile. Grazie proprio alla visiera e alla camera, i piloti riescono a vivere la gara in prima persona in un’esperienza talmente realistica da portare i piloti a controllare se si sono feriti quando il drone va fuori pista. La disciplina è relativamente giovane: nel 2015 in America viene fondata la Drone Racing League, una vera e propria lega professionistica di corse. Il FAI (la Federazione Aeronautica Internazionale) riconosce questo sport per la prima volta nel 2016, lo stesso anno in cui si svolgono i mondiali a Dubai. La vittoria del primo mondiale andò all’allora quindicenne Luke Bannister, un ragazzo inglese che riuscì a sbaragliare tutti e 150 i concorrenti durante la sua corsa frenetica verso il traguardo. Una curiosità: siccome all’epoca i campionati nazionali non esistevano ancora, per poter partecipare si doveva inviare un video delle proprie prodezze. In Italia, invece, si deve aspettare il 2017 affinché abbia luogo, a Lodi, il primo campionato italiano di gare tra droni – l’FPV Drone Racing Italia – anche se, pare, che già nel 2013 si tenessero quelle clandestine. La community di appassionati in Italia è ben nutrita e gli incontri non sono solo virtuali: i piloti amano incontrarsi di persona per gareggiare e scambiare consigli sulla passione che li unisce. Al nord le città che registrano un numero maggiore di incontri sono: Milano, Torino e Bologna. Man mano che si scende verso sud le attività diminuiscono, eccezion fatta per Roma. Ma, quali sono le leggi che regolano questa disciplina in Italia? Ne parliamo nel prossimo paragrafo.


Legislazione e norme per pilotare un drone racing in Italia

Vediamo, ora, quali sono le leggi che regolano la disciplina, qual è l’iter burocratico in grado di far ottenere la licenza di pilota professionale e dove si può gareggiare in Italia – dove i piloti cercano di “sopravvivere” all’interno dei farraginosi ingranaggi burocratici italiani. È proprio la legislazione italiana che pone un freno allo sviluppo dei campionati, o comunque impedisce agli appassionati di avvicinarsi a questo che ormai è considerato un vero e proprio sport. Infatti, le limitazioni previste, come ad esempio la possibilità di effettuare allenamenti e campionati solamente in spazi chiusi - indoor e non outdoor in gergo tecnico – limita gli sportivi, che poi hanno ripercussioni anche a livello performativo nelle gare di respiro internazionale. È l’ENAC, ovvero l’Ente Nazionale di Aviazione Civile, che controlla l’area italiana e qualsiasi cosa si libri in cielo, dagli aerei alle mongolfiere, dal parapendio fino, per l’appunto, ai droni. È nel ginepraio di regole di questo ente, nemmeno ben definite data la recente comparsa dei droni e delle discipline ad essi affiliate, che i piloti devono sapersi orientare per poter praticare questa disciplina. Gli stessi piloti sono da considerarsi aeromodellisti e, in quanto tali, per poter costruire il proprio modello di drone, devono necessariamente attenersi alla normativa redatta dall’ENAC. È proprio in questo regolamento che troviamo il primo grande ostacolo: in Italia, infatti, è proibito effettuare voli tramite dispositivi visivi, e in questa definizione, chiaramente, rientra il FPV. A correre in soccorso dei piloti di droni è stato, però, l’AeroClub d’Italia (meglio conosciuto come AeCI), un ente civile nazionale che rappresenta l’Italia presso la FAI e che si occupa di organizzare e di patrocinare tutti gli eventi che riguardano sport aeronautici. È dunque l’AeCi ad organizzare per la prima volta a Lodi il campionato italiano di drone racing. Per quanto riguarda i piloti, invece, gli step da effettuare per poter entrare a tutti gli effetti nella cerchia dei piloti pro, sono 3:
  1. Ottenere l’abilitazione al volo radiocomandato rilasciata dall’AeCI.
  2. Possedere la licenza da aeromodellista della FAI (le prove da sfidare sono due: una pratica e una teorica che sono da conseguire dopo un corso).
  3. Effettuare l’allenamento in uno dei campi di volo autorizzato per i FPV (e qui troviamo un'altra incongruenza: in Italia, allo stato attuale, non esistono campi da volo autorizzati).
Il braccio di ferro tra l’Enac e i piloti è ben lontano dall’essersi concluso, in quanto questi ultimi reclamano a gran voce la possibilità di potersi allenare all’aperto (outdoor), come avviene in tutti gli altri Paesi. L’Enac ribatte che la problematica è legata alla sicurezza della navigazione negli spazi aerei in quanto il visore elettronico non è in grado di avvisare e far avvistare i possibili pericoli. La replica non è tardata ad arrivare: “Se si rispettano i limiti di altezza, non c’è pericolo”, risponde Praga, un pioniere delle corse di droni nel panorama nazionale. Due sono le conseguenze di questa situazione italiana un po’ ingessata:
  1. Il quadro legislativo funziona da deterrente nell'avvicinare appassionati allo sport. Basta guardare, infatti, la lunga trafila di passaggi che bisogna passare per ottenere la licenza; in altri Paesi, come ad esempio in Svizzera, la licenza si ottiene pagando 10 franchi e compilando due moduli.
  2. A causa della mancanza di spazi adeguati, le gare continuano a svolgersi regolarmente sì, ma anche clandestinamente. E qui assistiamo a quello che è un vero e proprio paradosso: la troppa regolamentazione sta, quindi, facendo in modo che si venga a sviluppare una situazione di maggiore irregolarità.


I droni da gara, il freestyle e il Mini Drone Racing in FPV

Rispetto agli altri droni, le caratteristiche dei droni da corsa sono potenziate. L’agilità e la velocità sono le caratteristiche fondamentali che i droni devono possedere per gareggiare al meglio: basti pensare che possono raggiungere i 200 km/h. Quasi sempre i piloti amano costruirli da soli, anche perché non avrebbe senso comprarli, per due semplici motivi:
  1. il pilota deve conoscere il proprio mezzo e saperlo aggiustare da solo con gli appositi ricambi;
  2. comprare un drone da gara sarebbe alquanto inutile perché la tecnologia che c’è dietro cambia molto rapidamente: è molto più semplice modificarli e/o aggiungere i pezzi di ultima generazione, facilmente reperibili online.
Per il resto? Anche il design va curato, il telaio è personalizzabile, inoltre gli accessori (come il kit di navigazioni per i voli in notturna) e i pezzi (telaio, motori, eliche, trasmittenti video, videocamere) devono essere montati non perdendo di vista lo scopo principale: creare un drone veloce, senza rinunciare alla qualità delle riprese. Comunque internet agevola i piloti professionali: si possono trovare kit completi di assemblaggio, e persone che effettuano le personalizzazioni dei telai (una dozzina circa in Italia). La disciplina ha davanti a sé un futuro prospero: non solo si stanno sviluppando varie categorie, ad esempio il freestyle, ma anche degli “spin-off” sulle gare, come la versione mini delle gare con i droni. Il freestyle può essere paragonato alla ginnastica ritmica nel mondo dei droni: è più concentrato sulle acrobazie del drone con regole e parametri di giudizio che sono completamente diversi dalle gare. Infatti quello che viene giudicato è:
  1. la pulizia dell’acrobazia;
  2. la difficoltà dell’esercizio;
  3. l’armonia tra l’esercizio e la musica (in gergo il Flow).
Per ora questa particolare categoria non è ancora riconosciuta dal FAI, ma pensiamo lo farà molto presto visto che anche questa categoria sta attirando sempre più appassionati. Il mini drone per essere considerato tale deve avere delle dimensioni letteralmente “mini”: esattamente 320mm devono separare i motori l’uno dall’altro e la lunghezza delle eliche non deve superare gli 8 pollici. Questo sport sta prendendo piede anche qui: per chi volesse parteciparvi, al Ferrara Drone Show sono state organizzate delle gare di mini droni in FPV. Comunque, non lasciatevi confondere dal nome, perché anche se “mini” questi droni riescono a raggiungere una velocità di 150/160 km orari. In termini di regole e pilotaggio, tra la versione “mini” e quella “normale”, non ci sono differenze significative per quanto riguarda le gare.


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