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L'Italia va verso la mobilità elettrica con le biciclette e i mezzi elettrici

23/10/2018

Viene chiamata e-Mobility Revolution ed è un fenomeno globale e, in quanto tale, ha travolto anche l’Italia, oltre che l’Europa. È la mobilità che diventa green perché elettrica e a zero emissioni, quindi strizza l’occhio soprattutto ai consumatori che, dati alla mano, si orientano sempre di più verso scelte che sono eco-friendly. Sembra sia arrivata davvero l’ora di virare verso quelle che, solo una decina di anni fa, sembravano essere un tabù:le fonti rinnovabili o energie alternative.

Adesso, grazie alla tecnologia che abbiamo a disposizione, questo sogno fin ora solo immaginato sta per diventare realtà: le bici, i monopattini e anche le auto sono ormai diventate elettriche, e a questa già numerosa famiglia si aggiungono anche hoverboard e segway, nati come mezzi di trasporto elettrici.

La strada è ancora lunga e ci sono molte cose da sistemare (basti pensare all’autonomia delle batterie che consente di coprire brevi tratti), ma il settore di mercato è in completa espansione e gli sviluppi per il futuro sono ancora tutti da scrivere.

 

Mobilità elettrica in Italia: la situazione attuale

Il cambiamento è stato richiesto a gran voce dai cittadini europei. Infatti, secondo un’indagine dell’osservatorio per la mobilità elettrica l’EAFO (European Alternative Fuels Observatory), un terzo dei cittadini europei richiede alle istituzioni europee e al proprio governo l’attuazione di politiche che consentano lo sviluppo della mobilità sostenibile.

L’attuazione di queste politiche a sostegno della diffusione dei mezzi elettrici potrebbe avere un impatto positivo non solo sull'inquinamento ambientale, ma anche su quello acustico.

Auto, skate, hoverboard e bici elettriche, non facendo uso di combustibili fossili, non contribuiscono all’emissione e ai consumi di CO2 e, in generale, di tutti quei gas conosciuti come i Gas Serra (GHG), responsabili dell’innalzamento globale della temperatura. Da questa riduzione, sia nella combustione di carburante sia nelle relative emissioni di gas inquinanti, si potrebbero trarre svariati benefici: il risparmio delle materie prime e un aumento della qualità di vita, dal quale potrebbe trarne giovamento anche la salute degli abitanti del Mondo – secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ogni anno muoiono 7 milioni di persone a causa dell’inquinamento dell’aria. Oltre a questo, gli assolutamente silenziosi mezzi elettrici aiuterebbero i centri urbani europei a beneficiare di una sensibile riduzione dell’inquinamento acustico e, di conseguenza, del rumore del traffico cittadino.

Quindi, le richieste dei cittadini europei sembrano essere ascoltate e il cambiamento è ormai alle porte. Anche la posizione dell’Italia è chiara: vuole far parte di questa rivoluzione dei trasporti. E l’ha dimostrato molto bene: è del settembre 2015 il provvedimento governativo grazie al quale 35 milioni di euro vengono impiegati a sostegno del piano per la mobilità sostenibile. Anche le singole città si stanno muovendo per promuovere la mobilità green: sono nate, infatti, molte iniziative che hanno l’obiettivo di offrire ai cittadini uno spostamento alternativo al mezzo privato e di promuovere un trasporto intelligente (ovvero uno spostamento abituale di una persona in città, si pensi ai vari percorsi quotidiani come casa-lavoro o casa-scuola, che preveda una riduzione degli sprechi unita a un amento in termini di efficienza).

Si parla di rivoluzione perché l’avvento di mezzi di trasporto come l’hoverboard e degli altri mezzi di trasporto hi-tech che fanno uso di motori elettrici, ha stravolto nelle sue fondamenta il concetto di mobilità tradizionale. Sul tema convergono varie tematiche e aree: basti pensare allo sviluppo e al sostegno di uno stile di vita etico, che ci fa vivere e richiedere – come cittadini, persone e consumatori – delle modalità sempre più green style. A tutto ciò si è aggiunta, in parallelo, un’opportunità di business: sono nate la cosiddetta sharing economy, che prevede la condivisione delle risorse, e la green economy, un modello di economia che, senza rinunciare allo sviluppo, mira alla riduzione dell’impatto sull’ambiente attraverso l’uso di energie rinnovabili, la riduzione nelle emissioni di gas serra e l’utilizzo di materiali riciclati. In questo panorama, dove lo sviluppo economico è un po’ più consapevole dell’ambiente e vuole crescere armoniosamente insieme ad esso, i mezzi di trasporto elettrici si inseriscono perfettamente.

E questo è un trend in crescita, come viene anche mostrato dai dati di utilizzo e di acquisto dei mezzi elettrici: per il solo mercato delle autovetture si è registrato un aumento, in dieci anni, di auto elettriche in circolazione pari al 94%, mentre le immatricolazioni si attestano a un +74%. Nel 2016 sono stati emessi su strada in media 2 milioni di veicoli elettrici e macchine ibride, di cui 9.820 solo sul territorio italiano (+60% rispetto all’anno precedente). La crescita generale del settore del mercato automotive, in Europa. è stato del 38% in più rispetto al 2016. Per quanto riguarda le biciclette elettriche, una su tre – secondo i dati sulle vendite – è un’eBike.

 

Mobilità elettrica in Italia: le previsioni

Come visto nel paragrafo precedente, ci sono tutti i presupposti affinché anche la mobilità si tinga di verde. Sicuramente sono stati mossi i primi passi verso la riduzione delle emissioni di CO2, anche se la strada sembra ancora lunga e tortuosa per i prossimi anni. Vari sono gli ostacoli che è costretto a superare questo mercato e che per ora lo stanno solo frenando, impedendo a chi è coinvolto di stare al passo con questo settore che sta vivendo una fase di veloce cambiamento.

In primo luogo, troviamo un difetto legato alla tecnologia: nonostante i dispositivi siano di ultima generazione e richiedano zero manutenzione, l’autonomia delle batterie non è ancora sufficiente a garantire un lungo tragitto (pensiamo alla durata della batteria degli hoverboard che dura al massimo 2 ore).

In secondo luogo, si pensa che la diffusione di tali mezzi di trasporto, alimentati ad energia pulita, influirà sulla domanda di energia elettrica, necessaria all'alimentazione delle vetture ad energia pulita. In tal senso, si prevede un aumento dei consumi per famiglia intorno al 30%. Tale aumento preoccupa gli operatori del settore e gli impianti di elettricità, che già fanno fatica a incontrare la domanda nei momenti di maggiore richiesta energetica.

In terzo luogo, i Paesi europei, tra cui l’Italia, nel momento in cui sono apparsi i mezzi elettrici hanno emanato delle leggi ad hoc per regolare la circolazione di tali mezzi sulle strade. A causa della novità rappresentata dai nuovi veicoli (che hanno creato un vero e proprio gap legislativo) e anche a causa della preoccupazione in materia di sicurezza, la maggior parte dei codici della strada sono altamente restrittivi. Hoverboard, monopattini elettrici e skateboard elettrici non vengono considerati dei mezzi di trasporto, ma acceleratori di andatura, e, per questo motivo, ne è limitato l’utilizzo sulle strade, sui marciapiedi e nei parchi, restringendo la possibilità di utilizzo alla sola banchina. Sono previste anche sanzioni in caso di mancato rispetto della legge.

Infine, mancano ancora tutte le infrastrutture che consentano alle macchine di circolare liberamente, con l’installazione di una rete adeguata di punti di ricarica e di “wallbox” che porterebbero le immatricolazioni a conoscere un aumento del 27%.

Quindi, il dibattito per i prossimi anni si stringe attorno alla regolamentazione e all'installazione di una rete di stazioni di ricarica, che venga però gestita e incentivata dal governo centrale, perché attualmente sono le sole amministrazioni comunali a farsene carico. È questo quello che è emerso dal Rapporto di Repower del 2018, grazie al quale è stato fatto il punto sulla situazione in Italia per quanto riguarda infrastrutture, tra cui anche i parcheggi, i veicoli e il mercato dell’eMobiliy. Nel report si legge: “c’è purtroppo ancora molto da fare. Non sembra esserci un piano di azione condiviso e molto è demandato alle iniziative di singole amministrazioni regionali o comunali. Servono incentivi a livello nazionale e investimenti nel rafforzamento dell’infrastruttura di ricarica”.

A livello cittadino è emerso che la capitale italiana in termini di mobilità eco-sostenibile sia Parma, che ha guadagnato il primo posto grazie al suo progetto IrenGo. L’amministrazione comunale ha voluto fortemente incrementare l’acquisto di veicoli elettrici, promuovendo la mobilità sostenibile anche tra i dipendenti delle principali aziende presenti sul territorio grazie al car sharing (macchine rigorosamente elettriche) e e-bike sharing, sostenute dall'installazione di 300 colonnine elettriche per la ricarica, che verranno capillarmente disposte sulle aree urbane entro la fine del 2019.

Sempre a livello nazionale per la promozione della diffusione della mobilità elettrica e sostenibile è nato un forum di discussione, la Conferenza Nazionale della Mobilità Elettrica (eMob), durante il quale associazioni, istituzioni, atenei, centri di ricerca si riuniscono per trovare soluzioni condivise sul territorio nazionale al fine di migliorare la qualità della vita nei grandi centri urbani, ma non solo. Quest’anno a Milano il dibattito si è sviluppato attorno a due temi principali: i vantaggi della mobilità elettrica come soluzione per la sostenibilità ambientale e la diffusione di veicoli e colonnine in Italia per raggiungere gli altri Paesi Europei (che sono un po’ più avanti del nostro Paese).

Comunque, sarà logicamente il settore automotive il più coinvolto. Proprio recentemente è stato presentato a Cernobbio - dove viene svolto un Forum annuale durante il quale i più importanti capi di Stato si riuniscono per parlare dei trend nell’economia globale - un report sull’impatto che l’e-mobility potrebbe avere nel solo mercato Italiano. E i dati sono spaventosamente incoraggianti: il fatturato potenziale previsto è tra i 24 e i 100 miliardi di euro entro il 2025 e sale a 303 miliardi di euro entro il 2030. Lo sviluppo coinvolgerà non solo i produttori ma tutta la filiera: infrastrutture di ricarica elettrica, servizi ICT, riciclo e seconda vita della batterie. Certo, parliamo di un vero e proprio business dell’energetico, dove imprenditori e specialisti del settore faranno a gara per prendere parte a questa festa in verde, ma per una volta lasciamoli fare se alla fine lo scopo è quello di migliorare l’aria che respireremo noi e i nostri figli.

Quello che ci si aspetta è quindi un prospero sviluppo che deve però essere gestito e coadiuvato dal governo, grazie a incentivi, investimenti e semplificazioni degli iter burocratici verso quelle aziende che si sono lanciate nel mercato dell’e-mobility – sperando che possano contribuire allo sviluppo economico del Paese; ma anche il rispetto delle direttive europee che prevedono una riduzione del 30% delle emissioni di inquinanti entro il 2030.



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