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Lavorare con i droni in Italia: tutte le informazioni

23/10/2018

Si pensava che l’avvento della tecnologia avrebbe potuto togliere lavoro alle persone. Oggi, ci dobbiamo ricredere. Sul territorio nazionale e non, grazie ai droni, è nata una nuova professione: il pilota professionista. Il mercato è ancora in fase espansiva, poche sono le aziende che, per adesso, si sono lanciate in questo campo, ma data la versatilità dell’utilizzo dei droni, crediamo che questo mercato possa, e qui ci perdonerete il gioco di parole, letteralmente prendere il volo.

Attualmente, quindi, il mercato è appena nato, e professione e hobby non hanno un confine netto e preciso: i dati di un recente sondaggio mostrano che il 10% del campione intervistato vola sia per passione che lavoro, mentre la percentuale scende al 2,5% se si considerano le persone che volano solo per lavoro. Le cifre, invece, che riguardano le assunzioni riflettono questo trend: il personale impiegato tramite contratto fisso non arriva al 10%; i più, invece, sono i professionisti che hanno dovuto affiancare al loro lavoro anche il pilotaggio da remoto dei dispositivi APR – e in questa categoria troviamo sicuramente i fotografi, i geometri, gli agricoltori, i topografi e i tecnici edili. Infine, la terza categoria è rappresentata dai freelance, piloti professionisti che prestano le loro competenze alle aziende che operano nel settore.

Anche le previsioni sono positive: si stima che l’anno prossimo la crescita in questo settore sarà del 20/30%, cifre non da capogiro, ma che, se pensiamo che il 75% delle aziende nel settore è di recente nascita e non ha più di tre anni, assicurano un promettente sviluppo per il futuro.

Di potenziale qui ce n’è molto, anche perché sono molti i campi e le applicazioni a cui si prestano i droni, che vanno ben oltre il semplice uso in ambito fotografico, come siamo facilmente portati a pensare.

 

Il mercato dei droni: la fotografia della realtà italiana

Ormai non si guarda più alla tecnologia e all'innovazione apportata dai droni in modo ostile e abbiamo capito che i droni possono essere dei validi colleghi di lavoro che ci permettono di svolgere il lavoro nella metà del tempo (per fare dei rilievi su una superficie poco praticabile di 90 ettari, il lavoro con il drone può essere svolto in mezza giornata contro i 20 giorni di lavoro effettuato con i mezzi tradizionali).

Sono diventati gli assistenti perfetti per geologi, archeologi e geometri, rendendo le vecchie attività professionali molto più facili da svolgere e adeguandole ai tempi moderni, in quanto, non solo hanno dimezzato e facilitato il lavoro, ma hanno anche fornito tecniche per la rilevazione e il monitoraggio molto più accurate. Non necessariamente, quindi, si deve svolgere la professione di pilota professionista, si può svolgere la propria, per la quale si è qualificati, essendo coadiuvati da questi strumenti hi-tech; bisogna comunque ricordarsi che in qualsiasi caso è necessario possedere l’abilitazione da parte dell’ENAC, di cui parleremo dettagliatamente più avanti.

Di pari passo con le professioni, stanno nascendo anche esigenze tecniche sempre più specifiche: ricordiamo la necessità di sviluppare software in grado di elaborare i dati provenienti dalle missioni dei droni, e, anche, di sviluppare sensori più accurati che siano in grado di far svolgere attività sempre più prestanti e precise. Vi è quindi una possibilità di risollevare il mercato con la nascita del network di imprese che, non solo lavorano con i droni, ma che forniscono servizi e prodotti specifici alle prime (la realtà è comunque diversificata in quanto alcune aziende possono offrire diversi servizi – dallo sviluppo di sensori alla ricerca e recupero fisico dei droni). Le cifre che ci vengono proposte, per il solo mercato italiano, sono assolutamente positive e da non sottovalutare: 500 sono le aziende che gravitano in questo mondo, il cui fatturato medio per azienda si attesta a 700 mila euro. Non male per un mercato appena nato.

Ma dove hanno sede queste industrie? Principalmente al Nord, il 60%, il 13% al Sud, il 2% invece ha deciso di espatriare e aprire il proprio business all’estero.

Anche i settori in cui si opera sono numerosi, al primo posto c’è l’agricoltura di precisione, seguono poi le analisi ambientali, i controlli agli impianti, l’edilizia, la logistica e la fotografia (grazie all’alta qualità di foto e video forniti dai droni e alle spettacolari angolazioni delle riprese); all’ultimo posto lo spegnimento degli incendi. Tutti settori dove è richiesta precisione nelle operazioni, il raggiungimento di posti altrimenti impossibili da raggiungere e, logicamente, settori in cui le riprese aeree sono indispensabili.

Non poche sono le difficoltà che pongono un freno allo sviluppo, a partire dai difetti strutturali dei droni (come ad esempio l’autonomia delle batterie che è ancora limitata e la costante necessità di manutenzione), da ricercare anche all’interno del regolamento ENAC, di cui si discuterà a breve. I giovani specialisti del settore, raggruppati in associazioni, richiedono norme meno vincolanti, anche perché la normativa italiana sembra essere una delle più rigide nel panorama europeo.

Vi è da considerare comunque il fatto che le legislazioni, vigenti all’epoca della comparsa dei droni, erano assolutamente impreparate a gestire la nuova realtà.


​​​​​​​Lavorare con i droni: il regolamento dell'ENAC

Per approcciarsi al mondo dei droni bisogna fare affidamento alla normativa redatta dall’ENAC, l’Ente Nazionale di Aviazione Civile, che si occupa di regolamentare tutti i mezzi aerei civili che volano nei cieli italiani.

Gli istituti preposti alla navigazione aerea hanno, da subito, intuito la necessità di regolamentare questi piccoli dispositivi volanti e, quindi, all’ENAC è spettata la parte di regolamentazione civile, mentre al Ministero della Difesa quella militare (sì, i droni vengono armati e utilizzati in ambito militare).

Queste regole sono state istituite non solo per gli APR, ovvero “hardware” dei droni, ma anche per i SAPR, che per utilizzare il gergo dei computer potremmo definire come l’insieme dell’” hardware” – quindi il drone di per sé- e il “software” – ovvero il sistema di controllo che consente il pilotaggio.

I droni, in campo legislativo, non hanno posto una sfida solo in ambito della sicurezza, sono degli “oggetti” volanti e in quanto tali non sono esenti da collisioni con altri, ma anche in ambito di privacy – ricordiamo, a questo proposito la recente legislazione GDPR e il sistema FPS, che pone un’ulteriore ostacolo di adeguamento (per la GDPR i soggetti che raccolgono dati e immagini di persone terze sono imputabili alla violazione di privacy, ma in caso di FPS il pilota non è “fisicamente” presente).

Quindi, la prima normativa ENAC in ambito droni è del 2013, da lì si sono susseguite una serie di modifiche, rettifiche e adeguamenti per cercare di stare al passo con un ambiente altamente dinamico, caratterizzato da repentini cambiamenti (come il solo ambito tecnologico può fare).

A poco a poco quindi, dalle prime normative che definivano l’oggetto della legislazione, l’art. 1 infatti si propone solamente di definire cosa siano i doni e classificarli (qui troviamo la distinzione tra APR e SAPR e aeromodelli), per arrivare al 4 Emendamento del 21 Maggio 2018 che ha, invece, lo scopo di definire e regolamentare le professioni che utilizzano questi gioielli tecnologici.

Quindi, qual è il percorso previsto dall’ENAC per una persona che vuole diventare pilota? Scopriamolo insieme nel prossimo paragrafo.
 

Lavorare con i droni: come ottenere l'attestato da pilota APR

Quindi, come si diventa dronista? Il percorso da intraprendere per ottenere l’abilitazione professionale per essere piloti di droni, in ambito civile, è abbastanza tortuoso e non per niente immediato. Per intenderci: non si diventa piloti professionisti in una giornata o grazie allo studio di un manuale, c’è bisogno di una formazione vera e propria. Quindi è una scelta prettamente personale, che deve essere sostenuta dalla passione, perché come abbiamo visto, ci sono tutti i buoni presupposti per poter lavorare in questo fiorente ambito.

Quello che andremo a descrivere è il percorso per ottenere l’attestato di Pilota APR (aeromobili a pilotaggio remoto) con un peso inferiore ai 25 Kg in condizioni di VLOS (Visual Line of Sight). Lavorando in tali condizioni, l’operatore mantiene il contatto visivo continuativo con il dispositivo radiocomandato. Non rientrano quelle categorie di missioni che prevedono l’utilizzo di visori 3D come il FPS (first person view) dove la visione e il pilotaggio sono mediati dalle immagini trasmesse, in real time, dalla camera installata sul drone. Altre condizioni, che riguardano l’ambito della sicurezza di volo, sono previste dalla normativa Enac e devono essere osservate: il drone non deve sorvolare le zone urbane, aree congestionate e persone e la missione non deve essere effettuata nella vicinanza di infrastrutture sensibili. Se il volo viene effettuato rispettando tali condizioni viene considerato un’“operazione non critica”, altrimenti deve essere richiesta un’autorizzazione specifica, sempre all’ENAC.

Innanzitutto, sono due i requisiti da possedere: essere maggiorenni e avere i prerequisiti psicofisici adatti per pilotare i droni.

Per attestare il possesso degli ultimi requisiti menzionati bisogna effettuare la visita medica di classe L.A.P.L. (ovvero colui che conduce piccoli aerei di peso massimo 2000 Kg) presso un Centro di addestramento (CA) oppure presso un Istituto di Medicina Legale (attenzione che qualsiasi sede voi scegliate siariconosciuta dall’ENAC). La visita viene svolta da un Esaminatore Aeromedico (AME) e prevede: l’analisi delle urine, delle capacità uditive e visive e la misurazione della pressione.

Una volta ottenuta questa certificazione è ora di mettersi sui libri: il percorso prevede un esame teorico e corsi da frequentare in vere e proprie scuole. La preparazione viene eseguita in una delle scuole di volo, anche queste certificate dall’ENAC (assicuratevi di frequentarne una che abbia ottenuto tale certificazione altrimenti l’attestato non verrà riconosciuto). Al termine del corso dovrete superare un test con domande a scelta multipla sulle varie materie che comprendono Meteorologia e Utilizzo del SAPR e molte altre materie legate all’ambito.

La scuola di volo si premunirà di fornirvi anche delle ore di addestramento che consentono di acquisire la pratica per poi superare l’esame pratico, ovvero lo skill test. Durante questo test verrà richiesto di eseguire un volo senza dispositivi di supporto, come il GPS o la piattaforma di atterraggio, della durata di 10 minuti. L’esame viene valutato da un esaminatore Enac.

Al termine di questo percorso, otterrete l’attestato: adesso farete ufficialmente parte degli Operatori APR riconosciuti dall’Enac e potrete svolgere in libertà la professione. Prima ricordatevi, però, di stipulare l’assicurazione che copra il vostro velivolo e le missioni.

In questo ambiente in pieno divenire, insomma, non valgono tanto i consigli da dare quanto la passione da seguire.



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