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Qual è la differenza tra pilota e operatore SAPR?

06/11/2018

Le informazioni che vi servono per capire quale sia la differenza tra pilota e operatore SAPR (ovvero un Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto) le trovate nella normativa dell’ENAC. L’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile - ente che tramite le sue regole effettua il controllo sullo spazio aereo nazionale in materia di sicurezza) ha lo scopo di evitare collisioni, di limitare i rischi e i danni che potrebbero derivare da un uso inappropriato del drone e di regolare lo spazio aereo. I droni, infatti, in quanto “utilizzatori” dello spazio aereo sono diventati anch’essi oggetto della normativa ENAC e vengono quindi regolamentati non solo in caso di eventi ricreativi e sportivi, ma anche in caso di uso professionale. Da qui la nascita delle due figure professionali nate grazie ai droni, la cui definizione si ritrova nell'ampia e dettagliata normativa dell’ente appena citato.
 

Uno sguardo all’ampio mondo dei droni

Con l’apparizione dei droni, avvenuta ormai più di 5 anni fa, è nata anche la necessità di regolamentare e di avere il controllo su questi piccoli dispositivi, che non permettono solo di effettuare riprese aeree, ma anche di svolgere altre attività. È proprio a causa del loro sviluppo, che in una fase embrionale era una sperimentazione, e del loro largo impiego per svolgere innumerevoli attività professionali che le regole dell’Enac si sono moltiplicate per far fronte e regolare tutte le nuove realtà.

A differenza di quanto si potrebbe pensare, i droni ormai fungono da veri e propri assistenti che consentono di effettuare numerose professioni in modo efficace e veloce, risparmiando tempo e migliorandone la precisione. Si pensi, ad esempio, all’impatto – anche in termini economici - che tale dispositivo ha avuto nella fotogrammetria (una tecnica di rilievo aerea che prima veniva effettuata con i voli di mezzi aerei), oppure nel settore dei rilievi specifici (come ad esempio in aree impraticabili dall’uomo che diventano facilmente raggiungibili con questo dispositivo), o ancora nell’agricoltura di precisione e addirittura nella protezione civile e nelle operazioni specializzate.

Il possesso di attestati che certificassero in modo reale, uniforme e standard sul territorio nazionale era una tappa fondamentale affinché si mettesse un po’ di ordine in questo mondo così vasto e dalle ampie e innumerevoli applicazioni. Anche le responsabilità derivanti dal pilotaggio dei droni andavano chiarite e mese nere su bianco.

Queste sono state tutte le premesse che hanno portato poi alle definizione di un codice più dettagliato che coinvolgesse anche le nuove professioni. Tra queste sono nate il pilota e l’operatore. Ma qual è la differenza? Quali sono i compiti che svolgono? Ne parliamo dettagliatamente nei prossimi due paragrafi.
 

Differenza tra pilota e operatore SAPR: l'operatore di aeromobili a pilotaggio remoto

Con la seconda edizione del regolamento dell’Enac sono state chiarite le operazioni che l’operatore SARP può compiere. Questo anche perché la confusione era tale che in molti si avvicinavano al corso per il pilotaggio pensando di poter diventare operatori e viceversa.

La gran parte di coloro che si sono avvicinati al corso pratico per conseguire l’Attestato di pilotaggio, erano convinti che dopo tale corso si potesse diventare pilota e che con la presentazione della documentazione necessaria si assolvesse a quanto richiesto da ENAC per essere operatore/pilota, confondendo le due figure ed immaginandole sovrapponibili. Ma facciamo un po' di chiarezza.

L’operatore SAPR è colui che si assume il rischio e la responsabilità che derivano dalla norma in vigore; è quindi l’imprenditore o il datore di lavoro che come figura giuridica o personale si assume tutte le responsabilità e i rischi derivanti dalle attività. Inoltre la richiesta all’ENAC per avere l’autorizzazione a compiere le cosiddette “operazioni critiche” deve essere compiuta proprio da lui. Affinché le operazioni non siano definite come critiche, da quanto si legge nel codice, devono rispettare alcune condizioni: sono missioni che non sono compiute sorvolando centri urbani e quindi densamente popolati o sopra assembramenti di case o aree altamente congestionate, non devono essere effettuate vicino a infrastrutture sensibili e i punti di interesse, mentre quelli che interessano la missione, devono essere dichiarati con largo anticipo.

Il pilota, invece, presta le sue capacità e competenze mettendole al servizio dell’operatore. Quindi, quando operatore e pilota sono due persone separate, tra loro intercorre un rapporto gerarchico – definito e scritto nella normativa stessa - in quanto il pilota è esecutore delle attività – dove l’operatore è posto in un gradino superiore rispetto al pilota.

Per delineare nettamente i confini ci sono più sezioni ed articoli che sono rivolti alla definizione dei doveri di una e dell’altra figura professionale durante le operazioni di volo. Infatti, nell’articolo 7 si legge: “deve essere stipulato un accordo tra l’operatore del SAPR e il committente nel quale le parti definiscono le rispettive responsabilità per la specifica operazione di volo e sulle eventuali limitazioni e condizioni connesse, anche con riguardo alle disposizioni in materia di protezione dati di cui all’Art. 34 del presente Regolamento” (l’Art. 34 è l’articolo che regola la protezione dei dati personali).

In sintesi, l’operatore ha il dovere di stipulare con il committente un contratto che specifichi il lavoro da svolgere, mentre l’attività di volo e i limiti contrattuali inerenti le responsabilità del trattamento dati devono essere portate a conoscenza del pilota che avrà la responsabilità delle operazioni. Quindi nel caso in cui durante il volo il pilota dovesse effettuare dei video oppure ottenere immagini che ritraggono persone o proprietà di terzi, non sarà quest’ultimo a dover gestire i dati sensibili acquisiti, bensì se ne occuperà l’operatore, che è l’unico soggetto autorizzato a disporre dei dati. Sarà anche a carico dell’operatore la trasmissione dei dati e delle informazioni che riguardano le missioni effettuate con il drone.

Vediamo nel dettaglio, quali sono i doveri dell’operatore:

  • sul SAPR deve essere apposta una targhetta con i dati identificativi dell’operatore, utili per il riconoscimento dell’aeromobile e dell’operatore alle forze dell’ordine o degli enti competenti;
  • dal 2016 il SAPR deve avere un sistema elettronico che trasmette i dati dell’operatore all’ENAC;
  • l’operatore deve aver predisposto del Manuale di Volo e del Manuale di Manutenzione dell’aeromodello e di tutta la documentazione ufficiale di monitoraggio necessaria per effettuare i voli;
  • l’operatore deve richiedere all’Enac il permesso necessario per effettuare i voli;
  • il pilota è responsabile che i voli vengano condotti in sicurezza, ma le aree di volo sono scelte e determinate dall’operatore, anche con la valutazione di rischio dello specifico volo in area critica. Il pilota può rifiutarsi di compiere i voli se non vengono rispettate le norme della circolazione aerea e l’utilizzo dello spazio aereo, creando un conflitto di interessi notevole.

Il pilota, oltre ad avere attestati e licenze in regola e regolarmente conseguiti, deve provvedere alle richieste di ausili tecnici elettronici e, talvolta, alla possibilità di condurre il drone in modalità VLOS – ovvero mantenendo il controllo visivo del drone durante tutta l’operazione dal decollo all’atterraggio.
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Differenza tra pilota e operatore SAPR: il pilota di droni

I piloti, invece, in primo luogo devono possedere la licenza e le abilitazioni necessarie alla tipologia di SAPR che pilotano. Per ottenere tale licenza è necessario frequentare un corso presso uno dei centri specializzati e certificati dall’Enac. Prima di fare tutto ciò, è necessario essere in possesso dei requisiti fisici, che vengono attestati grazie a una prima visita medica dove viene valutata la salute della vista e, in generale, del proprio corpo.

La procedura è suddivisa in due parti una teorica e l’altra pratica – il superamento di entrambe le parti è da considerarsi valido dopo aver superato le due prove corrispondenti. Quindi alla fine del corso è previsto un test a domanda multipla, da considerare valido se si supera il 75% delle domande per area tematica (le materie che vengono insegnate sono diverse e possono essere: Normativa Aeronautica; Meteorologia; Circolazione Aerea; Impiego del SARP).

Mentre alla fine del corso pratico, che prevede un addestramento con il proprio APR durante il quale verranno eseguite le diverse tecniche di volo, si dovrà effettuare l’esame pratico – lo skill test.

Il pilota APR, una volta ottenuta la certificazione, deve anche garantire le perfette condizioni del velivolo che sta pilotando e stipulare l’assicurazione che lo copra in caso di danni al proprio mezzo e in caso di danni a terzi.

Per diventare, invece, piloti di droni militari è necessario intraprendere la carriera militare, più precisamente frequentare l’Accademia Aeronautica Pozzuoli e conseguire la laurea e diventare così sottotenenti nel ruolo di navigante in Scienze Aeronautiche. Una volta finita l’Accademia è necessario superare un concorso indetto a livello nazionale per diventare pilota militare, che sarà quindi in grado di guidare sia gli aerei che i droni specifici impiegati durante le missioni (durante le quali si richiede il sorvolo di punti sensibili – non a caso se ne è fatto un largo impiego durante la guerra in Afghanistan).



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